Il Policlinico di Milano partecipa a MEETmeTONIGHT, la notte dei ricercatori

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La Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano partecipa a MEETmeTONIGHT, la Notte dei ricercatori in Lombardia. E’ un evento di divulgazione scientifica e intrattenimento durante il quale ricercatori, bambini, giovani e adulti saranno coinvolti in attività di tutti i tipi come laboratori interattivi e dimostrazioni, giochi scientifici, esperimenti, spettacoli teatrali e musicali, con l’obiettivo di diffondere la cultura scientifica e la conoscenza delle professioni della ricerca in un contesto divertente e stimolante.

L’appuntamento è per il 27 settembre ai Giardini Montanelli di via Palestro a Milano: oltre agli stand delle diverse realtà della ricerca e della salute, sono previsti anche momenti di intrattenimento e spettacolo.
Anche per questo MEETmeTONIGHT lancia uno speciale concorso musicale e fotografico, a cui ci si può iscrivere fino al 20 settembre.
Il contest musicale
è rivolto non solo ai ricercatori, ma anche a tutti gli studenti universitari maggiorenni d’Europa. I brani (di ogni tipo di musica esclusa la classica) saranno selezionati da una giuria di esperti. I finalisti saranno presentati durante il ‘MEETmeTONIGHT Music Festival’, che si svolgerà sempre il 27 settembre a Milano e che sarà condotta da Francesco Facchinetti. Primo premio per il vincitore, due giorni in sala di registrazione con tutor.
Il contest fotografico, invece, è intitolato ‘FACCIA a FACCIA con la ricerca!’. Organizzato con la collaborazione dell’associazione culturale Polifemo, è aperto a tutti i maggiorenni residenti in Italia e mette in palio un corso di fotografia. Obiettivo dell’iniziativa è raccontare per immagini il mondo della scienza e la figura del ricercatore, cercando di descrivere non solo il lavoro all’interno dei laboratori ma anche l’impatto concreto dei risultati della ricerca sulla vita quotidiana dei cittadini.

Per partecipare ai contest e conoscere la manifestazione MEETmeTONIGHT:

Internet: http://www.meetmetonight.it/

Facebook: https://www.facebook.com/meetme2night

Twitter: @meetme2night

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La Strada delle Abbazie: un percorso tra storia, cultura ed enogastronomia

Veduta dall'alto dell'abbazia di Mirasole

Veduta dall’alto dell’abbazia di Mirasole

Domenica 1 settembre verrà inaugurata “La strada delle abbazie”, un percorso di storia, arte e cultura che si snoda tra 7 antiche abbazie situate nella città di Milano e nel territorio circostante. L’iniziativa è promossa dal Settore Turismo della Provincia di Milano e dal Servizio per la Pastorale del Turismo e i Pellegrinaggi dell’Arcidiocesi di Milano. Anche la nostra Fondazione partecipa all’iniziativa con l’abbazia di Mirasole, una delle tappe del percorso. Continua a leggere »

Il Policlinico di Milano avvia le procedure per la costituzione del Fondo Immobiliare di Social Housing

Grazie a questo coprirà i costi per la costruzione del nuovo ospedale e valorizzerà il proprio patrimonio residenziale in chiave sociale

di Paola Navotti

presentazione09.10.09_Tris_Pagina_16La Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico dà avvio alle procedure di costituzione del “Fondo Ca’ Granda” (Fondo Immobiliare di Social Housing), indicendo oggi la gara per la selezione della SGR (Società di Gestione del Risparmio) che gestirà il Fondo. L’SGR sarà monitorata dal Policlinico e, come prevede la  normativa, vigilata da Consob e Banca d’Italia.

L’SGR avrà il compito, in base agli obiettivi posti dalla Fondazione, di:

  1. predisporre un progetto, con il relativo business plan, che preveda:

–  la vendita di una parte del patrimonio immobiliare sufficiente a coprire i costi di costruzione del nuovo Policlinico (circa € 200 milioni)

–  la destinazione della parte prevalente del patrimonio residenziale a social housing, con l’obiettivo primario di tutelare le fasce più fragili dell’inquilinato

2.  trasmettere a CDP INVESTIMENTI sgr –  la quale ha confermato che l’operazione, soggetta a dettagliati approfondimenti, risulta compatibile con le strategie di investimento del proprio Fondo Investimento per l’Abitare (FIA)[1] – una proposta formale di investimento nel Fondo, indicando l’acquisto delle quote in una percentuale non superiore al 40% delle stesse. La maggioranza delle quote del Fondo resteranno di proprietà del Policlinico.

Potranno partecipare alla gara, aperta fino al 9 settembre 2013:

– sia le SGR che operano nel Social Housing e hanno ottenuto, nei tre anni antecedenti al bando, almeno una delibera per investimenti del FIA

– sia le SGR che hanno raggiunto per almeno un semestre, nei tre anni antecedenti al bando, la gestione di attività immobiliari pari ad almeno 1 miliardo di euro

– anche le SGR dell’Unione Europea, purché abbiano uno dei requisiti di cui sopra

La commissione giudicatrice che dovrà selezionare l’SGR sarà composta da esperti nominati dalla Fondazione; ai Soci è già stato chiesto di indicare un membro ciascuno.

Esattamente un anno fa, la Fondazione riusciva a sgomberare gli stabili di viale Montello 6 e via Canonica 77 dalle occupazioni abusive che duravano da 40 anni. La vendita di Montello e Canonica, garantita da CDPI per 17 milioni di euro, ha coperto buona parte dei costi del nuovo Pronto Soccorso. Oggi la Fondazione fa un altro decisivo passo nella valorizzazione del proprio patrimonio, con l’obiettivo di mettere a disposizione della città un nuovo ospedale senza gravare sull’indebitamento pubblico.


[1] Il FIA, costituito nel 2009 proprio per investire nel social housing, è dotato di € 2 miliardi.

Baldassare Longoni protagonista della nuova esposizione per i Ca’ polavori

Dopo il successo di visite del Ritratto di Carlo Rotta dipinto da Giovanni Segantini, e del tour dell’Annunciazione che aveva come protagonista una tela del Morazzone, proseguono gli appuntamenti con i Ca’ polavori della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano.
Dal 4 luglio, nella teca espositiva di Palazzo Uffici (via Francesco Sforza 28, Milano) sarà visitabile il ritratto di Virginia Zuffi Paravicini, opera del pittore divisionista Baldassare Longoni.
La visita, guidata e gratuita, è esclusivamente su prenotazione, ed è prevista ogni giovedì alle 13.30. La visita comprende una breve incursione nella Quadreria-Caveau della Fondazione Ca’ Granda, dove sono conservate oltre 900 opere d’arte, per un piccolo tour nelle altre tele che, come il ritratto di Virginia Zuffi, hanno un’ambientazione marina.
E’ possibile prenotare una visita ai numeri 02 5503 8408 oppure 02 5503 4557, dal lunedì al giovedì, dalle 10.00 alle 16.00. E’ possibile prenotare anche via email, scrivendo a capolavori@policlinico.mi.it.

 

03 ritratto di virginia zuffi finale mailIl dipinto di Baldassare Longoni rappresenta una benefattrice dell’Ospedale Maggiore e appartiene così ai numerosi ritratti di benefattori commissionati in segno di riconoscenza dal Consiglio Ospedaliero a partire dal XVII secolo.
Virginia Zuffi, nata a Milano nel 1847 e qui vissuta, aveva sposato l’architetto Tito Vespasiano Paravicini. Rimasta vedova nel 1899, vive con una domestica nella sua villetta in via Napo Torriani 17 e durante la stagione estiva trascorre qualche periodo in campagna. Il 6 settembre 1904, il giorno prima di morire, nomina con testamento pubblico erede universale dei propri beni l’Ospedale Maggiore. In seguito a una donazione di circa settanta mila lire, il 30 settembre di quello stesso anno il Consiglio Ospedaliero affida la realizzazione del suo ritratto a Baldassare Longoni.
Il pittore, che appartiene alla generazione dei divisionisti successiva a quella di Segantini, Previati e Grubicy, nasce nel 1876 a Dizzasco d’Intelvi, vicino a Como. Formatosi all’Accademia di Brera e accostatosi alla nuova tecnica solamente negli anni Novanta, si avvicina al divisionismo soprattutto sul piano linguistico. La sua vita e produzione, scandite da avvenimenti familiari quali il matrimonio e la nascita dei figli, si collocano tra Verona, Buccinigo, Arosio e Camerlata. Longoni si afferma principalmente come autore di paesaggi e di dipinti a tematica familiare, mentre non sono numerosi i ritratti da lui eseguiti: il più noto risulta essere proprio quello realizzato per la quadreria della Ca’ Granda. Muore improvvisamente il 1° marzo 1956 in un incidente automobilistico.

Virginia, seduta su una sedia di tipo savonarola, si staglia su un ampio e luminoso sfondo, caratterizzato da una sottile linea d’orizzonte e da una costa appena accennata. La donna, ritratta di tre quarti e con lo sguardo fisso davanti a sé, indossa un bellissimo abito scuro con sfumature verdi, la cui resa conferisce una certa dinamicità alla scena.
L’opera, esposta per l’ultima volta a Milano in occasione della Festa del Perdono del 1971 e del 1975, è stata recentemente prestata alla mostra sul divisionismo tenutasi a Rovigo, per la quale si è provveduto anche a un suo restauro. La tela, che presentava diverse cadute di tensione e significativi strati di depositi atmosferici sulla superficie, è oggi nuovamente visibile in tutta la sua cromia originaria, molto più chiara e giocata sui toni del celeste.

Scuola di vita sulla carrozzina. Torna l’iniziativa “Mio figlio ha una 4 ruote”

sapreLa quinta edizione del corso “Mio figlio ha una 4 ruote” si terrà da domenica 30 giugno a domenica 7 luglio 2013, presso il Centro Vacanze Ge.Tur di Lignano Sabbiadoro (UD).
L’iniziativa è aperta alle Famiglie (Mamme, papà, fratelli, nonni, amici ed operatori) di bambini affetti da malattie neuromuscolari (SMA 1, SMA 2, distrofie muscolari e simili) di età compresa tra 1 e 8 anni che siano in grado di guidare la carrozzina manuale o elettronica, anche in programma.
Lo stage teorico-pratico è promosso dal SAPRE – il Settore di Abilitazione Precoce dei Genitori dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Policlinico di Milano, che prevede nella sua mission l’empowerment dei genitori e della famiglie – per acquisire conoscenze e competenze, svolgere il proprio ruolo in modo pro-attivo, favorendo il miglioramento della qualità di vita.

Mamme, papà, fratelli, nonni, amici, operatori e chiunque voglia venire, impareranno, seduti sulla carrozzina (saranno disponibili in varie misure!) a fianco dei bambini, a muoverla, scoprendone vantaggi e svantaggi del controllo e dell’essere trasportato.
Conducendo un mezzo a 4 ruote, sia all’interno della casa che fuori per la strada, si sveleranno regole e trucchi per guidare in totale sicurezza e per salvaguardare “ il proprio mezzo”.
I bambini potranno imparare a giocare con la carrozzina e con gli altri dallo stesso punto di vista, sia misurandosi con le proprie capacità che confrontandosi con i propri limiti, soprattutto alla ricerca del più naturale piacere di divertirsi.
Tutti potranno rendersi conto concretamente come sia possibile vivere con la carrozzina giocando, esplorando, imparando, ballando, cantando, facendo nuove amicizie.

L’obiettivo è offrire alle famiglie la possibilità di:
– vivere alcune ore felici in un’atmosfera piacevole per dedicarci del tempo e conoscerci meglio, facendo nuove amicizie e rinnovando quelle nate negli anni passati
– condividere le proprie esperienze e consigli/informazioni su temi a voi utili: respirazione, fisioterapia, psicologia, vita pratica quotidiana.
– godere delle proprietà idroterapiche di tanti bagni al mare
– uscirne rafforzati ed incentivati
– provare a rispondere alle domande che aspettano ancora una risposta…
e dimostrare che è possibile:
– “conoscere” la carrozzina, in tutte le sue prospettive, interessanti o curiose, e non solo come limite perché il proprio figlio non cammina;
– “accettare” la carrozzina, …..quando il sogno che il proprio figlio diventando grande possa andare in bicicletta si scontra con la realtà della disabilità e della carrozzina;
– “insegnare” a chi ha a che fare con i bimbi in carrozzina, il loro punto di vista;
– “giocare” nonostante le difficoltà della malattia
– “imparare” dalla condivisione delle esperienze

Confermato anche per l’edizione 2013 il patrocinio di UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che da sempre sostiene le iniziative e le attività del SAPRE, di TELETHON, Famiglie SMA, SMARATHON, SMAILE, SMAISOLI, TOMMASO BONESCHI e l’Associazione Girotondo, tutte realtà che operano in favore della ricerca sulla SMA.
Le adesioni all’iniziativa sono aperte, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Per ulteriori dettagli e informazioni:
Chiara Mastella, coordinatore SAPRE, tel. 335/5793791, chiara.mastella@policlinico.mi.it
Katjuscia Marconi, segreteria organizzativa SAPRE, tel. 347 5173159, katjuscia.marconi@policlinico.mi.it
Website: www.sapre.it

Qui di seguito un video che racconta l’iniziativa, e parla dell’attività del SAPRE.

Rivoluzionate le degenze del Policlinico: inizia il trasferimento dei reparti di via Pace

di Paola Navotti

policlinico_milano_2634477E’ appena iniziato il percorso che porterà nei prossimi mesi al trasferimento delle degenze di Medicina, Geriatria e Dermatologia dai padiglioni di via Pace a quelli di via Commenda e via Sforza. Si tratta di 44 letti di Medicina, occupati da pazienti con un’età media superiore ai 70 anni, 13 di Geriatria e 12 di Dermatologia.
Fino ad oggi i pazienti ricoverati in via Pace, quando avevano bisogno di accertamenti diagnostici, dovevano essere trasportati con l’ambulanza ai padiglioni di via Sforza, con l’evidente disagio che richiede uno spostamento per un ammalato, tanto più anziano e tanto più nelle stagioni invernali.
La maggior parte dei ricoverati in via Pace, inoltre, proviene dal pronto soccorso e ciò è molto significativo perché, ribadendo l’invecchiamento della popolazione, pone la medicina generale come una delle attività ospedaliere con più bisogno di programmazione strategica, rispetto a quanto si sia reso necessario in passato. Al terzo piano del Padiglione Granelli saranno spostati 44 letti, mentre gli altri 25 al prefabbricato De Palo.
I padiglioni di via Pace diventeranno il principale polo ambulatoriale del Policlinico. Gli utenti delle visite specialistiche avranno così un luogo più consono alle proprie esigenze, poiché separato dall’attività frenetica dei reparti.
Tutto ciò non sarebbe accaduto senza la ferma determinazione della direzione strategica; senza la precisa regia della direzione medica di presidio e senza la corresponsabilità dei primari e dei direttori di Dipartimento, che non si sono tirati indietro davanti al disagio organizzativo che richiede un trasferimento come questo.
Spostare le degenze di via Pace, infine, è un ulteriore passo verso l’organizzazione dell’ospedale per aree omogenee – reparti che, per patologie trattate, sono fisicamente vicini e condividono tutto – disegnate dalla direzione strategica del Policlinico lo scorso novembre nel Piano di Organizzazione Aziendale.

 

Di seguito, alcuni cenni storici sugli edifici di via Pace e sulla sua ultra centenaria attività sanitaria.
Il complesso di via Pace, costituito da 5 padiglioni uniti da un corridoio centrale, fu costruito nel 1908 grazie a una donazione della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde e dal ricavato della vendita degli stabili di via Lanzone 13 e 15, di proprietà dell’ospedale. Questi padiglioni furono ideati dal professore Ambrogio Bertarelli per accogliere il reparto dermatologico – con 250 letti -, e il reparto cosiddetto celtico, ossia quello delle malattie sessualmente trasmissibili – con 40 letti di sezione maschile e 140 letti della sezione femminile, suddivisa a sua volta in tre comparti: donne irreprensibili, bambine e prostitute. In tutto potevano essere ricoverati 430 malati. Numerosi i servizi forniti: 70 vasche da bagno; ampie terrazze per l’elioterapia; aule scolastiche, la biblioteca e una sala gioco per la sezione dei fanciulli; macchine da cucire e da scrivere. Novità più rilevante il riscaldamento a termosifoni, il primo istituito in un ospedale italiano.
I bombardamenti del 1943 provocarono un danno così grave agli edifici che l’attività ospedaliera fu sospesa per diversi mesi. La quasi sostanziale ricostruzione dei padiglioni fu occasione di un ammodernamento e di un ripensamento dell’organizzazione sanitaria, più vicina alle ultime conoscenze mediche. Da qui, la riduzione dei letti di degenza per le malattie sessualmente trasmissibili e, invece, l’incremento degli spazi dedicati alla medicina generale e alla prevenzione delle malattie dermatologiche.
Nel 1976 venne istituita la sezione di Dermatologia Pediatrica; al centro antivenereo, istituito nell’immediato dopoguerra, negli anni ‘80 affluì, tra i primi in Italia, l’ambulatorio per l’HIV; nel 1985 lo stesso istituto di Audiologia promosse una raccolta fondi che permise, ristrutturando gli spazi, di incrementare l’attività ambulatoriale e di portare il centro audiologico ad essere un’eccellenza nazionale nella riabilitazione logopedica, soprattutto nel settore della sordità infantile e nella cura delle turbe dell’equilibrio. Nel 1992 fu istituito il reparto di Geriatria.

La storia della Cascina di Mirasole

di Paola Navotti

AbbaziaCampanile

Il complesso di Mirasole rappresenta l’unica testimonianza lombarda di fattoria fortezza ed è l’unico esempio rimasto nell’area milanese di “grangia” (dal francese antico granche, granaio). La grangia di Mirasole nacque tra il 1201 e il 1257 ad opera dei frati Umiliati (con un primo nucleo monastico di 7 frati) che, ottenuto il riconoscimento della loro regola da Papa Innocenzo III, si diffusero in tutta la Lombardia, fondando numerose case e inserendosi nel progetto di bonifica agricola e spirituale che portò a cingere Milano da una corona di abbazie. In origine, l’Abbazia si configurava all’esterno come una fattoria-fortezza a pianta quadrangolare, cinta da un fossato con due ingressi muniti di ponte levatoio.

Per oltre tre secoli Mirasole fu un fiorente centro di vita monastica e di intensa attività agricola, avviando in quelle zone, ancora paludose e inospitali, le grandi opere di bonifica idraulica e agraria che fecero più tardi della cosiddetta “bassa” una delle zone agricole più ricche d’Europa. Con il trascorrere dei secoli, gli Umiliati decaddero e Mirasole si ridusse a commenda: i frati si limitavano a controllare la gestione dei propri beni, delegata a fittavoli e salariati, riscuotendone i proventi. Nel 1571 papa Pio V abrogò l’ordine degli Umiliati e la proprietà dell’Abbazia di Mirasole passò al Collegio Elvetico di Milano, istituito da San Carlo Borromeo per l’istruzione del clero svizzero; chiesa e chiostro furono utilizzati per i conversi, mentre terreni e abitazioni furono destinati a fittavoli e salariati. Con il cessare della vita monastica, i terreni furono affittati, il convento divenne l’abitazione del fittabile e la chiesa venne abbandonata. Gregorio XIII, con la bolla del 1 marzo 1581, fissò l’obbligo della celebrazione perpetua di una Messa quotidiana nella Chiesa di Mirasole al Collegio Elvetico.
Le vicende storiche ed architettoniche di Mirasole furono influenzate dall’arrivo di Napoleone in Italia (1797): per compensare l’Ospedale Maggiore dell’assistenza prestata ai suoi soldati malati e feriti, Napoleone, con decreto del 7 giugno 1797, sopprime il Collegio elvetico e dona l’Abbazia, completa di fondi e podere, all’Ospedale Maggiore di Milano. Nel 1876 si ottenne una riduzione delle Messe dalla Curia Arcivescovile di Milano a causa dell’insufficienza delle elemosine; nel 1903 si dichiarò chiusa la Chiesa alle funzioni di culto.
L’ospedale dispose la cessazione della Messa e stabilì di non fornire più gli arredi. Mirasole fu adibita esclusivamente ad usi agricoli e, a lungo trascurata nella manutenzione, subì in più parti manomissioni e demolizioni.

Ad un primo intervento di restauro nel 1930, ne seguì uno di più grande portata nel 1964, inteso al ripristino dei valori architettonici della Chiesa e dell’affresco. La nascita dell’Associazione per l’Abbazia di Mirasole nel 1981 permise di dare avvio a radicali lavori di restauro dell’intero complesso. Protagonista fu Franca Chiappa, che cominciò ad organizzare al Teatro alla Scala dei concerti benefici a favore dell’abbazia di Mirasole. Il primo contributo fu di 12 milioni di Lire e lo diede la cantante lirica Marilyn Horne rinunciando al proprio compenso. A seguito di questi concerti cominciarono a parlare di Mirasole i giornali e le televisioni e, successivamente, grazie ai contributi principalmente di Regione Lombardia e di Fondazione Cariplo, iniziarono i lavori di restauro: dal 1983 al 1988, del Chiostro e dei locali soprastanti; dal 1992 al 2007, dell’edificio stalle, al fine di allestirvi la quadreria dell’Ospedale Maggiore 2. In totale, si è trattato di un investimento pari a € 7.77 milioni.

Il nome di Mirasole deriva al complesso dalla collocazione geografica della sua Chiesa, rivolta a mezzogiorno, ma assume anche un significato simbolico, in rispondenza con il proposito di vita ascetica e operosa dei monaci.

A titolo di curiosità, il nome di Mirasole è unito per la prima volta a quello degli ospedali milanesi del Brolo e di Santa Caterina, che sono gli antenati dell’ospedale Maggiore, in un documento di grande importanza per la storia dell’assistenza ospedaliera milanese, cioè la famosa donazione di Bernabò Visconti. Infatti, l’atto per il quale Bernabò donava, il 23 marzo 1359, i territori feudali di Bertonico, Ceradello, Vinzarsca e san Marino agli Ospedali (e che, in gran parte, passarono nel 1456 all’Ospedale Maggiore, del quale costituiscono ancor oggi il più importante nucleo di proprietà fondiaria) fu steso proprio nella casa del convento degli umiliati di Mirasole (Cfr. Archivio Storico Lombardo, 1901, pp. 273-274).

> APPROFONDIMENTO: Dopo 5 secoli rivive l’abbazia di Mirasole

> Per informazioni su orari di apertura, visite all’Abbazia e sul Priorato di san Norberto, www.mirasolepremostratensi.it/