Il Laboratorio Storico Antropologico del Sepolcreto della Ca’ Granda arricchisce la storia della Milano del Rinascimento

di Paola Navotti

leggioE’ avviato il Laboratorio Storico Antropologico del Sepolcreto della Ca’ Granda – diretto da due docenti dell’Università degli Studi di Milano, Francesca Vaglienti, del Dipartimento di Studi Storici, e Cristina Cattaneo, del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute e direttore del LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense).
L’obiettivo è non solo il recupero, la conservazione e lo studio delle migliaia di resti umani conservati nelle camere sepolcrali della cripta dell’Ospedale Maggiore databili tra il 1473 – quando la Ca’ Granda iniziava la sua attività assistenziale – e il 1695, quando non furono più permesse le sepolture intramuranee. Ma anche la trascrizione integrale e la pubblicazione on line degli oltre 200 volumi dei Registri dei Morti della città di Milano (1452-1697), conservati presso l’Archivio di Stato.
Del progetto del Laboratorio si parlò per la prima volta un anno fa a un convegno che suscitò notevole attenzione sia da parte del mondo scientifico, sia da parte dell’opinione pubblica. Gli atti di questo convegno sono oggi a disposizione nel volume “La popolazione di Milano dal Rinascimento”, a cura di F. Vaglienti e C. Cattaneo, Edizioni Biblioteca Francescana.
Per coloro che volessero saperne ancora di più, sul sito del Policlinico – nella pagina dedicata ai beni culturali – parte oggi l’iniziativa: “Digita il tuo cognome per scoprire se hai un omonimo nella Milano di Leonardo”. E’ un modo simpatico di offrire, senza alcuna finalità genealogica, la possibilità di verificare se persone che portavano il nostro stesso cognome hanno vissuto nella Milano degli Sforza, di Leonardo da Vinci e del Bramante, Lasciando la propria mail sarà possibile anche essere aggiornati sulle future iniziative riguardanti l’attività del Laboratorio, la cui ricerca si prefigge di indagare non solo la morte della popolazione cittadina nell’età di Leonardo, ma soprattutto la loro vita e, attraverso di essa, la storia della Milano rinascimentale.

Quando il dolore diventa sofferenza

di Valentina De Cosmi

image courtesy of Naypong/freedigitalphotos.net

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In occasione della Giornata nazionale del Sollievo 2013, sabato 18 maggio si terrà alla Fondazione Ca’ Granda Policlinico un’iniziativa dedicata ai genitori dei bambini affetti da dolore cronico.

Dalle ore 9.00 alle 17.00, presso l’aula didattica della Clinica De Marchi, 1° piano (via Commenda 9), gli specialisti della UO Anestesia e Rianimazione pediatrica terranno un corso teorico pratico sulla tecnica del massaggio Neiong Tui Na.

Il Tui Na è parte integrante della medicina tradizionale cinese e rappresenta un complesso di oltre settecento tecniche di massaggio; può essere utilizzato singolarmente o venire associato ad altre modalità terapeutiche occidentali ed orientali ad ogni età ed in ogni fase del trattamento. Si tratta di un’idea del tutto nuova rispetto al concetto tradizionale di “sollievo” dal dolore, in particolare in ambito pediatrico: gli specialisti della Fondazione vogliono infatti dimostrare come sia possibile alleviare il dolore al bambino anche senza essere medici specialisti. Attraverso le tecniche del massaggio, i genitori in particolar modo, ma anche gli assistenti sociali e in generale tutti gli operatori sanitari, possono entrare in contatto con il dolore del proprio figlio e apportare un effetto benefico, dato dal contatto con il corpo arricchito dalla profonda relazione tra le due parti.

Il dolore cronico nel bambino

Tutti conoscono quella sensazione di dolore che non se ne va più via e continua per qualche istante. Non è facile, però, immaginare di sentire la stessa emozione per altri 10 minuti, un’ora o un giorno, ininterrottamente. Si capisce così dov’è esattamente la linea di confine tra il dolore acuto e quello cronico. Proprio la gestione del dolore cronico è la sfida ambiziosa, diventata l’obiettivo principale dell’Ambulatorio di Medicina del Dolore del bambino, inaugurato all’inizio di aprile. Nato negli spazi della Clinica De Marchi, ha l’obiettivo di studiare le medicine universali per adattarle alle esigenze dei pazienti più piccoli: i bambini e gli adolescenti.

Il dolore è un’esperienza nota a tutti gli uomini, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1979 ne ha dato una definizione  univoca. “È una sensazione spiacevole e un’esperienza emotiva dotata di un tono affettivo negativo, associata a un danno tissutale potenziale o reale e comunque, descritta in rapporto a tale danno”. Da queste righe si possono già evidenziare le due sfere del dolore: una fisica/tissutale e una emotiva/emozionale.

La prima è costituita dal momento percettivo: l’organismo riceve dall’ambiente stimoli dannosi, li trasmette al sistema nervoso centrale, che, interpretandoli come pericolosi, li elaborerà più o meno rapidamente e deciderà il tipo di risposta. La seconda componente è l’esperienza del dolore, lo stato psicologico di sofferenza ad esso associato che ha ispirato negli anni storie di scrittori e disegni degli artisti.

Anche se potrebbe sembrare paradossale, il dolore è utile: è il primo campanello a indicare qualcosa che non va o che non funziona più correttamente all’interno del nostro organismo. I problemi insorgono, però, quando anche questo limite, tra difesa e patologia, viene scavalcato e il dolore permane per mesi dopo la fase acuta e oltre il  normale tempo  di guarigione. Cosa significa che il dolore cronicizza? Non vi è uno stimolo che continuamente attiva il cervello. Uno stimolo troppo intenso o che è durato troppo a lungo ha scombinato dei complessi meccanismi, creando una sofferenza, divenuta indipendente dallo stimolo esterno iniziale.

È importante sottolineare l’impatto di questa situazione sulla vita quotidiana della persona coinvolta.  A lungo andare, infatti, nel tentativo di resistere e alleviare il dolore, la persona adatta la sua personalità e il suo stile di vita alla sensazione spiacevole, arrivando a vere e proprie invalidità o disabilità. L’organismo incapace di opporsi in maniera risolutiva a questa condizione, può reagire con l’insorgere di ansia, depressione e paura. È la trasformazione del dolore, inizialmente localizzato e preciso, in un dolore globale, con cui la persona malata convive.

Non si può, quindi, ancora parlare di guarigione: vivere con il dolore cronico indica una modifica nello stile di vita che coinvolge i famigliari e gli amici della persona stessa. È necessario curare le cause di questo dolore, ma non sempre è sufficiente, l’argomento è così sfaccettato da richiedere un approccio multidisciplinare.

Ecco quindi che, con il lavoro del Centro di Medicina del Dolore, l’unione dei saperi e delle evidenze scientifiche della medicina convenzionale e della farmacologia, con la fisioterapia, la nutrizione, la psicologia, l’esercizio fisico e le terapie non convenzionali, che arrivano da altri Paesi, da altre culture e tradizioni si integrano tra loro per riuscire a capire e a curare la persona a 360 gradi.

Ipertensione, a Milano cuore potenzialmente a rischio per un cinese su cinque

Al Policlinico un ambulatorio bilingue e uno studio sulle differenze tra popolazioni

3059027846_8257494d1d_zQuanto è rischioso per il cuore di un cinese venire a vivere a Milano? E’ una domanda importante a cui rispondere: i cinesi che vivono nel capoluogo lombardo sono 20mila e sono ben integrati nel territo­rio, anche se spesso conservano le tradizioni e l’alimentazione del loro paese d’origine. Sono abitudini, però, che potrebbero mettere a rischio il loro cuore: un cinese di Milano su cinque, infatti, è a rischio ipertensione pro­prio a causa di un’alimentazione molto più ricca di sale rispetto a quella occidentale. Nonostante la prevenzione sia fondamentale, è spesso impossibile raggiungere questi 4mila cinesi potenzialmente a rischio, perché non parlano italiano oppure perché preferiscono tornare in Cina per farsi curare. Per questo la Fondazione Ca’ Granda Policli­nico di Milano ha avviato un apposito ambulatorio cardiologico bilingue cinese-italiano, che ha l’obiettivo di fare prevenzione, di erogare le giuste cure ma anche di studiare i cinesi di seconda e terza generazione, per capire l’im­patto che lo stile di vita occidentale ha sul loro organismo.

L’ambulatorio del Policlinico viene inaugurato in occasione della Giornata Mondiale contro l’ipertensione, che si celebra il 17 maggio. Qui lavora Meilikemu Maisaidi, cardiologa cinese bilingue che si è specializzata sulle patologie cardiovasco­lari e l’ipertensione in diversi Paesi del Mondo, tra cui il Canada, la Cina e allo stesso Policlinico. La sua presenza ed esperienza permetteranno non solo di avvicinare i cinesi di Milano, spesso per la prima volta, alla preven­zione cardiovascolare; ma faranno da riferimento per tutti quei cittadini cinesi che non conoscono bene la nostra lin­gua, che possono fare fatica ad esprimersi e quindi rinunciano magari alle cure perché non riescono a comunicare con i medici.

“L’ipertensione in Cina è un problema di grosse proporzioni: su 1,3 miliardi di abitanti – spiega Fabio Magrini, direttore del Centro Ipertensione della Fondazione Ca’ Granda – si stima che siano a rischio 672 milioni di persone, circa una su due. Qui da noi, invece, su 61 milioni di italiani sono a rischio circa 12 milioni di persone, circa una su cinque. Ci sono diversi fattori responsabili di queste differenze tra italiani e cinesi: certamente il patrimonio genetico, ma anche l’ambiente, lo stile di vita e l’alimentazione. Il problema allora nasce quando persone con abitudini così diverse dalle nostre si trasferiscono in un ambiente diametralmente opposto: come cambia l’impatto dell’ambiente e dell’alimentazione sul loro organismo? Sono più o meno a rischio di patologie cardiovascolari? Cosa accade se l’ambiente è diverso ma l’alimentazione rimane quella d’orgine, più “orientale” e quindi più salata? E ancora, che differenze ci sono in termini di salute tra gli immigrati di prima generazione, nati in Cina, e quelli di seconda e terza generazione, nati qui in Italia?”. Sono tutte domande a cui vuole rispondere uno studio che si svolgerà in parallelo, sia a Milano che a Shangai, e che non avrà oneri per il Sistema sanitario regionale: i pazienti cinesi, in entrambe le città, “saranno sottoposti ai medesimi esami clinici e strumentali – aggiunge Roberto Meazza, responsabile del Centro Ipertensione -. Verranno effettuati controlli clinici cardiologici, esami del sangue e delle urine, approfondimenti per rilevare le concentrazioni di sale nell’organismo, elettrocardiogrammi, ecocardiogrammi e misurazione della pressione e del battito cardiaco nell’arco di 24 ore. Ancora, saranno valutate le misure antropometriche e verranno raccolti brevi questionari sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari conservate o modificate rispetto a quelle del paese d’origine”. L’obiettivo è scoprire quali fattori influenzano maggiormente il rischio cardiovascolare in caso di immigrazione in un paese diverso dal proprio, con quello che è il primo studio di questo tipo realizzato finora.

Per poter diffondere il più possibile la disponibilità del nuovo ambulatorio bilingue e l’avvio dello studio scientifico, il Policlinico si avvale della collaborazione del Consolato Cinese a Milano, che promuoverà le due iniziative verso tutti i suoi concittadini. Saranno inoltre distribuiti opuscoli in italiano e in cinese, per avvicinare ancora di più la popolazione a questa importante attività di prevenzione cardiovascolare.

Aria da morire: l’inquinamento e le malattie correlate nell’incontro di Medicina in Teatro

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Infarto, ictus, embolia polmonare e bronchiti croniche sono alcune delle patologie che possono insorgere o aggravarsi a causa di un’esposizione continua e prolungata in ambienti inquinati. Le strade rientrano  sicuramente tra i luoghi più pericolosi: lo smog e le sostanze emanate dai freni delle auto entrano nel nostro organismo arrecando danni a vari organi, o aggravando condizioni di salute già precarie. Ma i pericoli non arrivano solo dalla strada: l’amianto che riveste ancora numerosi edifici e il radon presente nelle abitazioni sono killer tanto silenziosi quanto spietati. All’interno delle nostre case anche il fumo di sigaretta provoca danni seri all’organismo.

Dei fattori di inquinamento e delle patologie correlate si parlerà nel prossimo incontro di Medicina in Teatro, insieme agli esperti della Fondazione Ca’ Granda Policlinico, agli autori del libro “Aria da morire” e all’ex Ministro della Salute Girolamo Sirchia.

L’appuntamento è per lunedì 20 maggio alle ore 18.00 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano.

Ingresso libero.

Venire al mondo “senza violenza”: Ibu Robin Lim incontra i medici alla Mangiagalli di Milano

images   Nascere dovrebbe essere la cosa più facile e naturale del mondo. Purtroppo non è sempre così: in Indonesia, ad esempio, sono numerose le madri che muoiono di emorragia durante il parto, così come i bambini malnutriti. Un ambiente totalmente diverso dal nostro, che richiede misure altrettanto diverse: lo sa bene Ibu Robin Lim, ostetrica, scrittrice e poetessa, che ha lavorato fianco a fianco con le levatrici di Bali, che si è diplomata in ostetricia negli Usa e che poi ha speso ogni sua energia per far venire al mondo i bambini “senza violenza, che è il primo passo per guardare con speranza il futuro”. Ora Robin Lim sarà ospite di un incontro alla Clinica Mangiagalli della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, nel quale gli esperti si confronteranno sui punti di contatto tra due modi di nascere letteralmente agli antipodi del mondo.
Ibu Robin Lim ha vinto nel 2006 il Premio Internazionale Alexander Langer, e nel 2012 il CNN Hero. Ha deciso di diventare ostetrica nel 1991, in seguito a tre lutti dolorosi. Nel 1994 ha fondato l’associazione non profit Yayasan Bumi Sehat (‘Bumi’ sta per terra madre e ‘Sehat’ significa sano, felice). Si tratta di un consultorio per le madri e le famiglie in cui operano insegnanti, ostetriche, infermiere, medici e volontari internazionali che lottano contro la povertà e la malnutrizione: il loro obiettivo è garantire una gravidanza sana, un parto rispettoso e un’accoglienza felice del nuovo nato. La sua attività ha portato assistenza in diversi scenari ‘difficili’, come le catastrofi naturali. E’ stata con il suo team ad Aceh, città vicina all’epicentro dello tsunami del 2004 in Indonesia; poi sui luoghi del terremoto a Yogyakarta nel maggio 2006, in quello a Padang nel settembre 2009 e nel gennaio 2010 ad Haiti.
Nel portare soccorso in territori devastati dai conflitti e da disastri ambientali, l’intervento di Ibu Robin non è solo ostetricia d’emergenza, ma anche un servizio sanitario gratuito, basato su tre principi forti e semplici: rispetto delle culture, della natura e delle scienze mediche.
Ibu Robin sostiene che l’ostetricia è un’arte basata sull’amore e che rispettando la nascita si diventa portatrici di Pace. Con questa la lotta gentile vuole “guarire la terra, un bambino alla volta”.
Gli esperti e tutti gli interessati potranno incontrarla il 9 maggio 2013, dalle ore 10.30, nell’Aula Magna della Clinica Mangiagalli (via Commenda 12, Milano). L’evento, dal titolo ‘Gentle birth and beyond: dal parto ad un modello di sostenibilità globale’, sarà introdotto da Stefania Zorzan e Niccolò Giovannini, ostetrica e ginecologo della Fondazione Ca’ Granda.

Un italiano nell’antica Associazione americana di dermatologia

08a1Non succede tutti i giorni di essere l’unico italiano invitato a far parte di una delle più antiche e prestigiose società scientifiche. E’ proprio questo a rendere più speciale la nomina di Carlo Gelmetti come membro onorario dell’American Dermatological Association (ADA), attiva negli Stati Uniti dal 1876.
“Non più di otto dermatologi vengono inclusi nella nostra società ogni anno come membri onorari internazionali – spiega la stessa ADA, nelle sue motivazioni a questo riconoscimento – e la sua nomina indica che i colleghi la riconoscono come leader nel campo della dermatologia”.

Il professor Gelmetti è il responsabile dell’Unità di dermatologia pediatrica della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, si è distinto in particolare per il libro “Il fuoco di sant’Antonio: dai misteri eleusini all’LSD” nel quale racconta i parallelismi e fonde tra loro la storia popolare del santo, le tradizioni che nei secoli (e ancora oggi) caratterizzano le “feste dei falò” in tutta Italia, e tutti gli aspetti clinici della malattia, causata da un virus della famiglia degli Herpes. Si tratta di uno dei pochi esempi in cui un esperto riesce, con linguaggio semplice, a tracciare un percorso che attraversa religione, medicina, arte e tradizione, arrivando ad intrecciare una singola malattia alla storia dell’uomo.

Un bambino ogni 4mila nasce con un’ernia diaframmatica: al Policlinico unico centro italiano per trattarla

baby-22194_640Ogni anno 1 bambino ogni 4mila nasce con un’ernia diaframmatica: si tratta di una condizione congenita nella quale uno o più organi dell’addome “attraversano” il diaframma e invadono la cavità del torace, compromettendo gravemente il corretto sviluppo dei polmoni. Alla Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano ogni anno vengono effettuati 15 interventi per trattare questa patologia, in quello che è l’unico centro italiano ad avere le necessarie competenze (insieme a soli tre altri centri a livello europeo: Londra, Barcellona e Leuven in Belgio) e che segue il piccolo paziente dall’epoca fetale fino alla dimissione del neonato dopo l’intervento.
La tecnica per trattare l’ernia diaframmatica in epoca fetale, unica nel suo genere, consiste nell’ introdurre  una sorta di “palloncino” gonfiabile  attraverso la bocca del feto quando è ancora nella pancia della sua mamma. Una vera e propria terapia in utero che favorisce il più possibile il normale sviluppo degli organi compromessi dalla malformazione. Il palloncino rimane nella sua posizione, poco sotto alle corde vocali, per circa sei settimane: poi viene rimosso con un secondo intervento, intorno alla 34esima settimana di gestazione, per liberare le vie aeree prima della nascita.
Un intervento così delicato richiede necessariamente un fortissimo lavoro di equipe: e gli specialisti del Dipartimento della Donna, del Bambino e del Neonato del Policlinico sono in grado di garantire alle madri e ai loro bambini con questa patologia un trattamento unico in Italia. Non è allora un caso se è proprio la Fondazione Ca’ Granda Policlinico ad organizzare il quinto Workshop Internazionale sull’ernia diaframmatica congenita: sabato 20 aprile, nel salone Pio XII dell’Università degli Studi di Milano (via S. Antonio 5) esperti di tutto il mondo si confronteranno sui diversi aspetti clinici di questa patologia, che vanno dalla diagnosi prenatale, alla gestione dal punto di vista dell’anestesia e delle procedure chirurgiche, fino ai problemi che possono insorgere dopo la nascita, ma anche lo stretto rapporto dei clinici con le associazioni dei genitori.
Tra gli ospiti illustri del convegno ci saranno Alastair Millar (University of Cape Town), Richard Azizkhan (Cincinnati Children’s Hospital Medical Center), Steve Rothenberg ( Columbia University of New York ) e Dick Tibboel (Sophia’s Children Hospital, Rotterdam). Per la realizzazione dell’evento è stato fondamentale il supporto della associazione Cieli Azzurri Onlus, che da anni sostiene e rende realizzabili molti dei progetti dell’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica della Fondazione Ca’ Granda, e che si propone di diventare sempre più un punto di riferimento per la sanità milanese e lombarda, con una “ricaduta” in termini di attrattività sia a livello nazionale che europeo.